Testo
Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali
DIPARTIMENTO DELLE POLITICHE COMPETITIVE,
DELLA QUALITĂ AGROALIMENTARE, IPPICHE E DELLA PESCA
DIREZIONE GENERALE PER LA PROMOZIONE DELLA QUALITĂ AGROALIMENTARE E DELLâIPPICA
UFFICIO PQAI IV
DISCIPLINARE DI PRODUZIONE DELLA DENOMINAZIONE DI ORIGINE
CONTROLLATA DEI VINI âORTRUGO DEI COLLI PIACENTINIâ O âORTRUGO â
COLLI PIACENTINIâ
Decisione di approvazione o modifica Pubblicazione
Approvato con DM 21.07.2010 G.U. 180 - 04.08.2010
Modificato con DM 30.11.2011 G.U. 295 - 20.12.2011
Sito ufficiale Mipaaf - QualitĂ - Vini DOP e IGP
Modificato con DM 28.10.2013 Sito ufficiale Mipaaf - QualitĂ - Vini DOP e IGP
Modificato con DM 07.03.2014 Sito ufficiale Mipaaf - QualitĂ - Vini DOP e IGP
Modificato con D.M. 07.11.2014 Sito ufficiale Mipaaf - QualitĂ - Vini DOP e IGP
(concernente correzione dei disciplinari) G.U.U.E. n. C 225 del 05.07.2019
(modifica ordinaria ai sensi Reg. UE
n. 33/2019, art. 61, par. 6, comma 3,
lett. b) e comma 4)
Provvedimento Ministeriale 12.07.2019 Sito ufficiale Mipaaf - QualitĂ - Vini DOP e IGP
(concernente informazioni agli operatori G.U. n. 178 del 31.07.2019 - Comunicati
della pubblicazione della predetta modifica
ordinaria sulla GUCE n. C 225 del
05.07.2019)
Articolo 1
Denominazione e vini
La denominazione di origine controllata del vino âOrtrugo dei Colli Piacentiniâ o âOrtrugo â Colli
Piacentiniâ (anche nella tipologia frizzante e spumante) è riservata ai vini che rispondono alle
condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.
Articolo 2
Base ampelografica
I vini a denominazione di origine controllata âOrtrugo dei Colli Piacentiniâ o âOrtrugo â Colli
Piacentiniâdi cui allâarticolo 1 devono essere ottenuti da uve provenienti da vigneti composti , in
ambito aziendale, dalla varietĂ Ortrugo per almeno il 90 % ;
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possono concorrere le uve dei vitigni a bacca di colore analogo, non aromatiche, idonee alla
coltivazione in Emilia-Romagna, fino ad un massimo del 10%.
Articolo 3
Zona di produzione
La zona di produzione delle uve idonee alla produzione del vino a denominazione di origine
controllata âOrtrugo dei Colli Piacentiniâ o âOrtrugo â Colli Piacentiniâ, comprende il territorio a
vocazione viticola delle colline piacentine ed include, in provincia di Piacenza, lâintero territorio
amministrativo di: Caminata (escluso le isole amministrative in provincia di Pavia), Nibbiano,
Pianello Val Tidone, Piozzano, Ziano Piacentino, ed in parte il territorio amministrativo dei comuni
di: Agazzano, Alseno, Bettola, Bobbio, Borgonovo Val Tidone, Carpaneto Piacentino,
CastellâArquato, Castel San Giovanni, Coli, Gazzola, Gropparello, Lugagnano Val dâArda,
Pecorara, Ponte dellâOlio, Rivergaro, San Giorgio Piacentino, Travo, Vernasca e Vigolzone.
Tale zona è cosÏ delimitata:
Partendo dallâentrata sud nel centro abitato di Borgonovo Val Tidone, il limite segue verso ovest la
strada per Moretta e, superata costera Moretta allâincrocio con il R. Torto, risale verso nord tale
corso dâacqua ed allâansa successiva la quota 91 allâaltezza di Polesera, segue verso nordâovest per
la strada che conduce a C.na Montezella. Da C.na Montezella segue quindi la strada che, in
direzione nordâovest, raggiunge C. Cavo Perletti sulla strada per Castel San Giovanni: prosegue
quindi lungo tale strada verso sud per breve tratto e, allâaltezza della quota 93 segue, in direzione
ovest, quella per C. Perduta e C. Pradella fino al R. Gambero per proseguire poi lungo tale corso
dâacqua verso nord per circa 700 metri e seguire poi il sentiero che in direzione nordâovest
raggiunge la strada per Fornaci: lungo questa verso sudâovest attraversa Fornaci quindi Casanova e,
proseguendo, passa a sud di C. Merlino e raggiunge il confine della provincia in prossimitĂ della
quota 96 sul T. Bardonezza.
Segue, in direzione sud, il confine provinciale attraversa il lago di Trebecco e, proseguendo sempre
sul confine provinciale in direzione sudâovest, raggiunge, a quota 779, il Roccone, nel comune di
Nibbiano; segue quindi la strada verso nord per CĂ dei Giorgio (quota 653) e da tale localitĂ segue
verso sud e poi est la carrareccia per la CĂ dei Follini. Da questa localitĂ prosegue verso sudâest per
la strada che attraversa CĂ Bazzari e, a quota 683 segue quella per Lazzarello, attraversando prima
la quota 753 e, superato Lazzarello, raggiunge proseguendo sempre verso sud, prima CĂ di
Lazzarello, poi case Bianchi, sul proseguimento arriva alla quota 665, laddove la strada incrocia il
corso dâacqua che confluisce nel rio della Fornace dellâAia, a quota 550, segue quindi, da quota
665, prima lâaffluente e poi questâultimo corso dâacqua sino alla confluenza nel T. Tidoncello
Merlingo, lungo il quale risale verso nordâest sino alla confluenza a quota 388, con il T. Tidoncello
di Sevizzano.
Da quota 388 risale il Torrente Tidoncello e, a sud di Marzonago. Prosegue in direzione est per il
rio Sereno, toccando le quote 493 e 532, dove raggiunge la strada per Sevizzano; prosegue lungo
questa in direzione sud, costeggia il centro abitato di Sevizzano ad ovest e segue verso est la strada
per C. Saliceto (quote 695). Da C. Saliceto segue la strada in direzione nordâest fino a raggiungere
a quota 708 il confine comunale di Piozzano. Prosegue lungo questi in direzione sud sino ad
incrociare quello di Travo a quota 801, segue quindi questâultimo confine in direzione sudâest ed
alla quota 681, allâincrocio con la strada per Scarniago, prosegue verso nordâest, lungo questa
attraversa il centro abitato di Scarniago e proseguendo raggiunge Madellano segue verso nord e poi
est la strada che, passando per le quote 560, 554, 477, incrocia quella per Chiosi; prosegue lungo
questâultima verso sud, toccando i centri abitati di Termine Grosso e Pietra e raggiunge poi, a quota
671, nuovamente il confine comunale di Travo; discende lungo questi in direzione sud ed in localitĂ
Cappaia, allâaltezza di Ronda Nera, lascia il confine per seguire verso ovest il sentiero che
attraversa le quote 389, 405, 439 ed a quota 445 incrocia la strada per Parcellara, segue tale strada
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verso nordâovest e raggiunge Parcellara da dove segue verso ovest il fosso affluente di sinistra del
Rio Dorba; dalla confluenza risale, per breve tratto, il rio Dorba; ed a quota 337 risale verso ovest
un affluente di destra del medesimo corso dâacqua fino ad incrociare la strada per Freddezza;
percorre questa verso sud ed allâaltezza di Cosenzio, in prossimitĂ della quota 372, segue verso
ovest la strada che passa a nord di Freddezza, tocca quota 410, attraversa Marumoni (quota 435) e
raggiunge Nosia (quota 429).
Da Nosia segue il sentiero per Areglia toccando le quote 434, 438, 416 e da Areglia prosegue per la
carrareccia che attraversa case il Poggio e raggiunge la strada per Gobbi: prosegue lungo questa per
il breve tratto (250 metri) verso sud e quindi nella stessa direzione per il sentiero che tocca le quote
416, 430, attraversa rio del Gatto e raggiunge CĂ del Bosco (quota 497). Da CĂ del Bosco segue, in
direzione sudâest, il sentiero che attraversa la quota 526 e raggiunge alle pendici occidentali di M.
Spanna la strada per Mezzano Scotti; prosegue nella stessa direzione lungo tale strada per Mezzano
Scotti; prosegue nella stessa direzione lungo tale strada fino ad incrociare, superato C. Muggione,
lâacquedotto (331).
Prosegue lungo questâultima strada verso ovest ed allâincrocio con il rio della Lubbia (quota 359)
segue il sentiero in direzione ovest fino allâincrocio con la strada per Centomerli, risale questa verso
nord per breve tratto e, allâaltezza della quota 469, prosegue verso ovest e sudâovest per il sentiero
che passa a sud della quota 519; attraversa le quote 503, 535 e, sul proseguimento per una retta,
raggiunge la strada per Degara: su tale strada prosegue verso ovest, attraversa il fosso delle Lubbie
e, dopo circa 500 metri, prende il sentiero per CĂ Borelli (quota 581) e quindi quello in direzione
sud attraverso C. Mazucca e, sul proseguimento verso sud e sudâovest, passando a sud di C.
Vignola, raggiunge C. Pegni inferiore (quota 562).
Indi segue la strada in direzione ovest toccando Villa Vegni, C. Sermase e Valle per raggiungere la
S.S. 461 in prossimitĂ del Km 52,300; discende verso sud lungo questa ed a Campore prende la
strada che in direzione nord incrocia a quota 496 il rio dâAssalto; discende questo corso di acqua
verso sud fino alla confluenza con il T. Bobbio (quota 359) per proseguire poi lungo il sentiero che
costeggia tale corso dâacqua in direzione est, e giunto alla quota 336, prosegue verso sudâovest
lungo il sentiero che raggiunge la strada per C. Fontanini; prosegue lungo questa verso sudâest
toccando le quote 515, 477 e, alla quota 490 (C. Piani), prosegue in direzione est per il sentiero che
tocca la quota 317 e raggiunge, a quota 321, la strada per Bobbio: prosegue lungo questa verso sud
e passando ad ovest di C. Biase segue verso est per il sentiero che attraverso la quota 490 raggiunge
la strada per C. Riva in prossimitĂ della quota 446, percorre tale strada verso sud, raggiunge rio
Riva e quindi verso nordâest segue il sentiero e raggiunge quota 456 per piegare poi in direzione
sudâest raggiungendo il fiume Trebbia: risale tale corso dâacqua includendo San Salvatore e quindi
seguendo il confine del comune di Bobbio, raggiunge al Km 90 la S.S. di Val Trebbia n. 45.
Prosegue verso nord lungo tale strada e, alla quota 325 (Km 90) segue, in direzione est, una retta
immaginaria che incontra la strada per Coli alla quota 585 sul confine comunale di Bobbio;
prosegue verso nord lungo tale confine fino a Poggio Pianone incrociando un affluente di destra del
fiume Trebbia, lo discende verso nord e, allâincrocio con la strada per C. Costa (quota 475),
prosegue nella stessa direzione lungo questa raggiungendo C. Costa (quota 494). Da quota 494,
segue verso nord il sentiero che, attraversando il fosso degli Aregli, raggiunge C. Mezza Cappella a
quota 399 da dove prosegue verso nordâest per il sentiero che attraversa il fosso degli Armanni e
poi piegando a nordâovest, raggiunge C. Nuova (quota 400) e poi, a quota 356, il fosso che
discende dal M. del Lago e confluisce nel Trebbia.
Da quota 356, il fosso che discende dal M. del Lago e confluisce nel Trebbia. Da quota 356 discen-
de questo corso dâacqua e raggiunge il Trebbia per discenderlo poi verso nord fino al ponte di
Barberino (quota 242). Prosegue lungo S.S. Val Trebbia e, dopo circa un chilometro verso est a
quota 248, risale il rio Scabbiazza e, a quota 430, prosegue verso nord per il sentiero che raggiunge
Scabbiazza. Da Scabbiazza segue verso nord la strada per Roncaiolo toccando le quote 429, 381,
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366, 352; da questâultima quota risale, verso sudâest, il fosso affluente del Trebbia e, in prossimitĂ
della sorgente, prosegue per il sentiero che in direzione nordâovest raggiunge Roncaiolo.
Da Roncaiolo prosegue in direzione sud-est per il sentiero che conduce a Costa Camminata e,
superata la quota 424, incrocia nuovamente il confine comunale di Bobbio lungo il quale prosegue
verso est e nordâest e, allâincrocio con il rio Secco, discende il corso dâacqua per circa 200 metri
per prendere poi, verso est, il sentiero e quindi la strada per Ponte di Sopra che supera per seguire in
prossimitĂ della quota 290 il sentiero che verso est raggiunge il rio Armelio (quota 274). Risale
questi verso sud sino alla quota 520, allâincrocio con la strada per Boioli: segue tale strada verso est
fino a Casazza toccando le quote 533, 528, 546 e 567. Da Casazza prosegue verso sud sul sentiero
che raggiunge quota 509 e, sul proseguimento nella stessa direzione, incrocia il rio Cane: discende
quindi tale corso dâacqua e, alla quota 337, allâincrocio con la strada per Villanova, prosegue verso
sud per tale strada. Dopo circa un chilometro alla quota 367, prosegue ad ovest per quella che
attraversa Scagliotti e raggiunge Costa Rodi (quota 533).
Da Costa Rodi segue verso sud il sentiero e poi la strada che in prossimitĂ del ponte Verbucone
incrocia quella per Biasini, prosegue su questâultima, attraversa Biasini e, sul proseguimento verso
est, raggiunge il ponte sul Torrente Perino, risale verso nord tale corso dâacqua e, poco dopo M.
Vecchio, segue la strada per Bacchetti verso est, passando per la circonvallazione sud (quota 426 e
441), su tale strada prosegue verso est per quella che porta alle case Moline e, proseguendo su
questâultima, in direzione nord, passa ad est di Bocito e Belito fino a raggiungere a quota 598 case
Matteo, da dove, per il sentiero verso ovest raggiunge il confine comunale di Travo.
Prosegue poi lungo questi in direzione nord fino a raggiungere la quota 656, nei pressi di M.
Viserano, da dove, in direzione sudâest segue il sentiero che tocca la quota 614 e raggiunge Grilli;
da Grilli segue verso est la strada per Cassinari e, proseguendo sulla medesima verso sudâest,
raggiunge Torria e poi in direzione sud C. Invaga e, superata la quota 580, ad est di La Lama,
raggiunge il bivio per la cava di pietra: dal bivio prosegue verso ovest lungo la strada per C. Mole
che supera ed allâincrocio con il T. Olza discende questi verso est sino al ponte in prossimitĂ della
quota 323. Dal ponte segue verso sud la strada per breve tratto e poi il sentiero che, in direzione
sudâovest, attraversa le quote 351 e 457 per andare ad incrociare, alla quota 505, la strada per San
Bernardino e lungo questa raggiunge tale centro abitato.
Da San Bernardino segue verso est la strada per Selva, lâattraversa e, proseguendo raggiunge rio
Barbarone (quota 514); ridiscende tale corso dâacqua e, alla confluenza nel rio dellâOsteria, risale
questâultimo fino ad incrociare la strada in prossimitĂ di C. Osteria: segue tale strada in direzione
ovest e a C. Sartori prosegue sempre verso ovest fino a raggiungere Vigolo toccando la quota 608:
da Vigolo segue una linea spezzata immaginaria verso nordâest facendo vertica Castelnardo e
raggiungendo poi C. Zani (quota 544) da dove prosegue per la strada che raggiunge quella per
Padri; allâincrocio prosegue lungo tale strada in direzione est attraversa Padri, Gragnano di Sotto, e
proseguendo verso sud, raggiunge Riglio.
Da Riglio prosegue in direzione sud per la strada che raggiunge Busa e poi Poggio da dove segue il
sentiero in direzione sudâovest raggiungendo Generesso: prosegue poi verso sudâest lungo la strada
che raggiunge, a quota 407, il T. Riglio da dove risale verso nordâest per quella che raggiunge
Montechino in direzione sudâest, segue la strada per Groppo Visdomo da dove verso est per la
strada che costeggia le Rocche, raggiunge il rio Freddo a sud di Pierfrancesco, superata
Cavadipietra: risale questâultimo corso dâacqua e, al ponte sulla strada per Carignone (Km 18,200),
segue verso est e nordâest la strada che attraversa Guidi, Rustigazzo, Costa, Vicanino, Osteria a C.
Bosconi; al Km 1,900 circa prosegue per il confine di Lugagnano Val dâArda in direzione sudâest
fino a raggiungere il t. Arda: risale questo corso dâacqua verso sud ed attraversato
longitudinalmente il lago di Mignano, in direzione sud il corso dâacqua affluente del lago che
incrocia la strada rivierasca in prossimitĂ del Km 9 e, risalendo sempre questo corso dâacqua,
incrocia presso Levori, il sentiero che, passando per quota 444, raggiunge in direzione nord e poi est
lâabitato di Levori, in direzione est, segue la strada per Corti, costeggiando a sudâest il centro
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abitato, per seguire poi verso nordâest il sentiero a mezza costa dellâimpluvio del lago di Mignano,
sentiero che tocca le quote 465, 479, 514 e, a nordâovest di M. Vidalto, raggiunge la miniera da
dove segue la strada verso nord per Vitalta.
Da Vitalta segue verso est la strada per Segadello e dopo breve tratto in direzione nord il sentiero
per C. Farina e quindi verso nordâest la strada per Alessandroni e per Gallosi ed alla quota 471
quella che raggiunge la strada per Vernasca alla quota 465: segue questâultima verso est
attraversando Ranca, Comini, Burgazzi, Silvani e poi allâincrocio con lâaffluente del T. Stirone in
prossimitĂ del Km 10,100, ridiscende tale corso dâacqua fino alla confluenza raggiungendo cosĂŹ il
confine di provincia. Risale verso nordâest tale confine che per buona parte si identifica con il T.
Stirone e, poco dopo averlo allontanato, raggiunge la strada per Fornio (quota 124).
Segue tale strada per nord-ovest toccando la Persica e C. Lolini fino ad incrociare, alla quota 155, la
strada per Castelnuovo Fogliani e proseguire poi lungo questa, in direzione nord, raggiungendo il
centro abitato. Da Castelnuovo Fogliani segue, in direzione nordâovest, la strada che passa per
Santa Maria di Latte e attraversato il R. Grattarolo raggiunge quella per Alseno (quota 89). Da
quota 89 prosegue verso sudâovest per CastellâArquato e, prima di giungere a Villa San Lorenzo
alla quota 146 (Km 1,900 circa) segue verso nordâovest la strada per Cinta Anguissola che supera e
raggiunge il T. Arda, prosegue lungo questi per circa un chilometro verso nord e allâaltezza della
strada per la Sforzesca la segue verso ovest, raggiunge la Sforzesca e verso nord C. Nuove
Remondini da dove prende la strada in direzione ovest per torre Gazzola, che raggiunge.
Da Torre Gazzola segue, in direzione nordâovest, il sentiero che incrocia la strada per Doppi, lungo
questa prosegue verso sudâovest toccando Giarola e verso sud Vigostano, da dove, in direzione
ovest segue la strada che raggiunge quella per Vigolo Marchese al Km 21,300 circa; quindi lungo
questa, verso nordâovest, raggiunge il ponte sullâaffluente del T. Chiavenna in prossimitĂ del Km
20,500; risale il corso dâacqua in direzione sud sino ad incrociare la strada per Bastida e lungo
questa verso nordâovest, attraversa Bastida, Castello Turca di Sopra, Piacentino, e allâuscita di
questâultimo, segue la strada che, piegando verso sud porta a C. Il Poggio, allâaltezza delle quali
(quota 134) segue verso sud il sentiero fino a raggiungere la cappella sul greto del T. Vezzeno.
Risale quindi il corso dâacqua ed allâaltezza di Torre Confalonieri prosegue verso ovest per quella
che si immette in prossimitĂ del Km 3 nella strada per Cimafava percorre questâultima verso nord
per circa 200 metri e quindi, verso ovest, prosegue per quella che attraversa C. Nuova Riva e
raggiunge il T. Riglio: ridiscende tale corso dâacqua verso nord ed al ponte delle C. del Riglio segue
verso ovest la strada per Godi e, al Km 4 piega verso sudâovest, attraversa Rizzolo, Torrano e
raggiunge La Fratta da dove segue verso ovest, la strada per M. dei Fiaschi e, nella stessa direzione,
il sentiero che raggiunge il T. Nure e quindi il confine comunale di Vigolzone: prosegue verso
nordâest lungo tale confine ed allâaltezza di Stradella segue verso ovest la strada per questo centro
abitato.
Da Stradella segue la strada verso sud fino a CĂ Sgorbati e quindi verso ovest quella per M. Italia
(quota 149) da dove prosegue verso ovest per il canale che, raggiunge la strada per Grazzano
Visconti che segue per circa 400 metri verso nord e prosegue poi, in direzione ovest, lungo il
canale, toccando le quote148 e 147 per incontrare il confine comunale di Vigolzone. Segue verso
sud tale confine per breve tratto ed allâincrocio con rio della Bosella discende tale corso dâacqua
sino ad incontrare la strada per Niviano (quota 127). Segue questa verso ovest, raggiunge Niviano,
lo attraversa e per la S.S. n. 45, in direzione sud giunge a Rivergaro.
Da Rivergaro prosegue verso ovest per la strada del greto del fiume, raggiunge il Trebbia e quindi il
confine comunale di Rivergaro lungo il quale prosegue verso ovest e poi verso nord fino alla quota
114, a sudâovest di C. Buschi sul greto del fiume Trebbia. Da quota 114 segue, verso nordâovest, la
sponda di sinistra del corso dâacqua fino allâabitato sud di Rivalta Trebbia per proseguire in
direzione nordâovest, lungo la strada per la scuola e, poco prima di giungervi, alla quota 132, segue
quella verso ovest per Gazzola. Attraversa in direzione nord il centro abitato e, alla quota 136,
segue verso ovest la strada per C. Vecchia ed alla quota 131, sul confine comunale di Gazzola,
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prosegue nella stessa direzione lungo il canale che affluisce nel T. Luretta alla quota 127; ridiscende
il T. Luretta fino a C. Nuova ed alla quota 122 segue la strada verso ovest per Rivasso da dove
prosegue prima verso nord e poi verso ovest per quella che conduce a Sarturano.
In uscita nord da Sarturano (quota 134) segue in direzione nord-ovest la strada per Mirabello e
prima di giungervi a La Palazzina, prosegue per quella che conduce a Grintorto, che supera a nord
per seguire la strada che in direzione nordâovest raggiunge il greto del T. Tidone. Risale tale corso
dâacqua fino allâaltezza di Fabbiano per seguire poi lungo la strada che in direzione nordâovest e
passando per la quota 143 raggiunge il centro abitato, lo attraversa fino ad incrociare ad Osteriazza
la S.S. n. 142; prosegue lungo questa in direzione nord fino a raggiungere il borgo abitato di
Borgonovo Val Tidone da dove è iniziata la delimitazione.
Articolo 4
Norme per la viticoltura
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini a denominazione
di origine controllata di cui allâart. 1 devono essere quelle tradizionali delle zone di produzione di
cui all'art. 3 e, comunque, atte a conferire alle uve ed ai vini le specifiche tradizionali caratteristiche
qualitative.
Per la produzione di tutti i vini a DOC âOrtrugo dei Colli Piacentiniâ o âOrtrugo â Colli Piacentiniâ
sono pertanto da considerare idonei unicamente i vigneti ubicati in zona collinareâpedemontana,
bene esposti, su terreni argillosi, preferibilmente di natura calcarea o calcareaâargillosa, spesso
ferrettizzati, ciottolosi e ghiaiosi.
I sesti d'impianto, le forme di allevamento a spalliera ed i sistemi di potatura dei vigneti (corti,
lunghi e misti) destinati alla produzione delle uve della denominazione di origine controllata di cui
all'art.1 devono essere quelli generalmente usati e comunque atti a non modificare le caratteristiche
delle uve e dei vini.
Ă vietata ogni pratica di forzatura. Ă ammessa l'irrigazione di soccorso per un massimo di due volte
allâanno prima dell'invaiatura.
I vigneti di nuovo impianto e di reimpianto devono essere composti da almeno 3.000 ceppi ad ettaro
per tutte le tipologie di vino.
La resa massima di uva per ettaro in coltura specializzata dei vigneti destinati alla produzione dei
vini a denominazione di origine controllata di cui all'art. 1, i rispettivi titoli alcolometrici volumici
naturali minimi e le rese massime di uva in vino finito, devono essere i seguenti:
ORTRUGO DEI COLLI PIACENTINI O ORTRUGO â COLLI PIACENTINI
ton/ha 12,0
% Vol 10,5
Nelle annate favorevoli i quantitativi di uve ottenuti e da destinare alla produzione dei vini a
denominazione di origine controllata âOrtrugo dei Colli Piacentiniâ o âOrtrugo â Colli Piacentiniâ
devono essere riportati nei limiti di cui sopra, purchĂŠ la produzione globale non superi del 20% i
limiti medesimi, fermi restando i limiti resa uva-vino per i quantitativi di cui trattasi al comma
successivo.
La resa massima dell'uva in vino finito, pronto per il consumo, non deve essere superiore al 70%.
Dal 70 all'80 l'eccedenza non può essere rivendicata come denominazione di origine controllata.
Oltre lâ 80% decade per tutto il prodotto il diritto alla denominazione di origine controllata.
Le uve destinate alla produzione dei vini spumanti a denominazione di origine controllata âOrtrugo
dei Colli Piacentiniâ o âOrtrugo â Colli Piacentiniâ debbono assicurare un titolo alcolometrico
minimo totale naturale del 9,50% vol.
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Articolo 5
Norme per la vinificazione
Le operazioni di vinificazione, compreso la presa di spuma, la rifermentazione in bottiglia o in
grandi recipienti, l'invecchiamento, l'affinamento in bottiglia e l'imbottigliamento di tutti i vini a
denominazione di origine controllata âOrtrugo dei Colli Piacentiniâ o âOrtrugo â Colli Piacentiniâ
di cui all'art.1, debbono essere effettuati in provincia di Piacenza salvo quanto specificatamente
previsto nel presente articolo.
Ă consentito di effettuare le operazioni di vinificazione compreso la presa di spuma, la
rifermentazione in bottiglia o in grandi recipienti, l'invecchiamento, l'affinamento in bottiglia e
l'imbottigliamento di tutti i vini a DOC âOrtrugo dei Colli Piacentiniâ o âOrtrugo â Colli
Piacentiniâ negli stabilimenti delle ditte site nel comune di Rovescala ad est del torrente
Bardoneggia in provincia di Pavia.
Conformemente allâarticolo 8 del Reg. CE n. 607/2009, lâimbottigliamento o il condizionamento
deve aver luogo nella predetta zona geografica delimitata per salvaguardare la qualitĂ o la
reputazione o garantire lâorigine o assicurare lâefficacia dei controlli.
Ă in facoltĂ del Ministero per le politiche agricole alimentari e forestali su richiesta delle ditte
interessate, consentire che le operazioni di vinificazione dei vini âOrtrugo dei Colli Piacentiniâ o
âOrtrugo â Colli Piacentiniâ, siano effettuate in stabilimenti siti nel comune di Santa Maria della
Versa e Rovescala, in Provincia di Pavia.
Nella vinificazione sono ammesse le pratiche enologiche tradizionali, leali e costanti, pur tenendo
opportunamente conto degli adeguamenti tecnologici e della ricerca atte a conferire ai vini derivati
le peculiari caratteristiche.
La denominazione di origine controllata dei vini âOrtrugo dei Colli Piacentiniâ o âOrtrugo â Colli
Piacentiniâ può essere utilizzata per designare il vino spumante ottenuto con mosti o vini che
rispondono alle condizioni ed ai requisiti previsti, dal presente disciplinare, per i vini omonimi.
Le operazioni di spumantizzazione dei predetti vini della denominazione di origine controllata
âOrtrugo dei Colli Piacentiniâ o âOrtrugo â Colli Piacentiniâ sia con il metodo classico o
tradizionale che in grandi recipienti chiusi, devono essere effettuate in stabilimenti siti nell'ambito
della provincia di Piacenza e negli stabilimenti siti nel comune di Rovescala in provincia di Pavia.
La denominazione di origine controllata dei vini âOrtrugo dei Colli Piacentiniâ o âOrtrugo â Colli
Piacentiniâ può essere utilizzata per designare il vino frizzante che risponde alle condizioni ed ai
requisiti stabiliti dal presente disciplinare.
Articolo 6
Caratteristiche al consumo
I vini di cui allâart.1 all'atto della immissione al consumo devono rispondere alle seguenti
caratteristiche:
âOrtrugo dei Colli Piacentiniâ o âOrtrugo â Colli Piacentiniâ:
colore: paglierino chiaro tendente al verdognolo;
odore : delicato, caratteristico;
sapore: secco o abboccato, retrogusto amarognolo, tranquillo;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol.;
aciditĂ totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l.
âOrtrugo dei Colli Piacentiniâ o âOrtrugo â Colli Piacentiniâ frizzante:
colore: paglierino chiaro tendente al verdognolo;
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odore : delicato, caratteristico;
sapore: fresco, fine, gradevole con retrogusto amarognolo;
Spuma evanescente
residuo zuccherino massimo 17 gr/lt
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol.;
aciditĂ totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l.
âOrtrugo dei Colli Piacentiniâ o âOrtrugo â Colli Piacentiniâ spumante:
colore: paglierino chiaro tendente al verdognolo;
odore : delicato, caratteristico;
sapore: Brut o secco o abboccato, retrogusto amarognolo,
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol.;
spuma: persistente
aciditĂ totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l.
Ă in facoltĂ del Ministero per le politiche agricole modificare con proprio decreto, per i vini di cui
al presente disciplinare, i limiti minimi sopra indicati per la aciditĂ totale e l'estratto non riduttore.
Articolo 7
Designazione e presentazione
La menzione di vigna seguita dal toponimo, per tutti i vini a denominazione di origine controllata
âOrtrugo dei Colli Piacentiniâ o âOrtrugo â Colli Piacentiniâ, deve essere scritta immediatamente al
di sotto della scritta âdenominazione origine controllataâ con caratteri di stampa di altezza, forma e
dimensione non superiore al nome della denominazione di origine. Tali vini debbono essere
immessi al consumo finale solo in recipienti di capacitĂ inferiore a 5 litri e solo tranquilli.
Alla denominazione di origine controllata di cui all'art.1 è vietata l'aggiunta di qualsiasi
qualificazione diversa da quelle previste nel presente disciplinare, ivi compresi gli aggettivi: extra,
fine, scelto, selezionato, vecchio e similari.
Ă tuttavia consentito l'uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi, ragioni sociali, marchi
privati, non aventi significato laudativo e non idonei a trarre in inganno il consumatore.
Le indicazioni tendenti a specificare la attivitĂ agricola dell'imbottigliatore quali: viticoltore,
fattoria, tenuta, podere, cascina ed altri termini similari, sono consentite in osservanza delle
disposizioni UE e nazionali in materia.
In considerazione della consolidata tradizione è consentita la commercializzazione di vino, avente
residuo zuccherino superiore a quanto previsto dal presente disciplinare, necessario alla successiva
fermentazione naturale in bottiglia, con la dicitura DOC âOrtrugo dei Colli Piacentiniâ o âOrtrugo â
Colli Piacentiniâ purchĂŠ detto prodotto sia confezionato in contenitori non a tenuta di pressione di
capacitĂ da 10 a 60 litri.
Articolo 8
Confezionamento
Per tutti i vini a denominazione di origine controllata âOrtrugo dei Colli Piacentiniâ o âOrtrugo â
Colli Piacentiniâ, è obbligatorio apporre sull'etichetta l'indicazione dell'annata di produzione delle
uve.
Per i vini a Denominazione di origine Controllata âOrtrugo dei Colli Piacentiniâ o âOrtrugo â Colli
Piacentiniâ sono ammesse tutti i tipi di chiusure previste dalla norma ad eccezione dei tappi a
corona di quelli in plastica e salvo quanto previsto dal presente articolo.
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I tappi in plastica sono ammessi esclusivamente per i contenitori da 10 a 60 litri non a tenuta di
pressione.
Per la tipologia âOrtrugo dei Colli Piacentiniâ o âOrtrugo â Colli Piacentiniâ frizzante è consentito
lâuso del tappo a fungo.
Articolo 9
Legame con lâambiente geografico
A) informazioni sulla zona geografica
- fattori naturali rilevanti per il legame
VocazionalitĂ ambiente e terreno
La zona di produzione delle uve comprende gran parte del territorio collinare ed include i comuni di
Caminata, Nibbiano, Pianello Val Tidone , Piozzano, Ziano Piacentino. In parte i comuni di
Borgonovo Val Tidone, Agazzano, Alseno, Bettola, Bobbio, Carpaneto Piacentino, CastellâArquato,
Castel S. Giovanni, Coli, Gazzola, Gropparello, Lugagnano Val DâArda, Pecorara, Ponte dellâOlio,
Rivergaro, S. Giorgio Piacentino, Travo, Vernasca e Vigolzone.
Per Piacenza, tradizione enologica e prioritĂ nella cura del vigneto sono due pilastri su cui si fonde
la conoscenza e lâimmagine dei vini DOC âColli Piacentiniâ. Da qui il grande impegno dei
viticoltori, delle proprie associazioni e degli istituti di ricerca verso studi sulla vocazionalitĂ
territoriale alla viticoltura e al vitigno e sul miglioramento delle tecniche e delle operazioni di
elaborazione e vinificazioni dei vini.
Significative le ricerche svolte dallâIstituto di Viticoltura dellâUniversitĂ Sacro Cuore di Piacenza
dal 1988 al 1991 e dal Consorzio di Tutela in collaborazione con il Ministero delle Politiche
Agricole dal 1993 al 1995.
I metodi di indagine utilizzata presentano degli aspetti innovativi che si basano sullâelevato grado di
interdisciplina dello studio dellâinterazione <<genotipo per ambiente>>. Scopo della continua
ricerca è la valutazione dellâeffetto del pedotipo (insieme delle caratteristiche geologiche del suolo e
della morfologia del paesaggio ad esso associato) sulle presentazioni vegetoâproduttive e
qualitative di alcune varietĂ di diversa destinazione enologica.
Da un punto di vista climatico ambientale, la zona risulta caratterizzata da condizioni diversificate
in modo significativo anche su distanze relativamente brevi per la presenza di conformazioni vallive
parallele.
Gli allineamenti vallivi, lâesposizione dei pendii, le depressioni orografiche particolarmente protette
dai complessi collinari circostanti, sono fondamentali nel definire tali climi locali. In linea di
massima si può quindi dire che la particolarità dei suoli può dare luogo localmente a sezioni vallive
ben esposte allâinsolazione e protette dalle correnti atmosferiche piĂš fredde de umide, oppure a
climi particolarmente ventosi sui contrafforti collinari e nelle valli maggiormente esposte alle masse
dâaria instabili di origine marina. Lâattiva ventilazione che caratterizza il comparto è legata alla
circolazione di brezza e interviene sia ostacolando lâaccumulo di umiditĂ , sia lâintensitĂ delle gelate.
Le pendenze dei terreni vitati favoriscono la percolazione dellâacqua e la parziale disidratazione del
suolo nel periodo di maturazione delle bacche, facilitando il deposito, negli acini, degli zuccheri e
delle altre sostanze nobili della qualitĂ . Le pendenze sono spesso ragguardevoli, per cui i costi di
produzione risultano generalmente alti.
Si trovano molti terreni calcarei, poveri di potassio perfettamente adatti agli spumanti, che
richiedono uve acide e vini freschi che non <<cascano>> nel tempo.
Ambiente climatico
Il clima dellâarea di produzione della DOC âColli Piacentiniâ è quello temperato subcontinentale,
con temperatura media annua compresa tra 10 e 14,5°C; da uno a tre mesi estivi la temperatura
media è superiore a 20°C.
9
La indicazione generale ha consentito nellâarco di 20 anni lâelaborazione di indici climatici, capaci
di determinare i diversi microclimi al fine di definire su basi scientifiche una programmazione
viticolo, i vitigni per ogni sottozona.
La collina rispetto alla pianura è soggetta a minori escursioni termiche giornaliere ed annuali. In
questa fascia altimetrica, soprattutto se ci si colloca nelle esposizioni piĂš meridionali e
relativamente distanti dai fondovalle, la temperatura media dei mesi piĂš freddi risulta di 1â2°C piĂš
alta di quella della pianura, dando cosĂŹ origine ad inverni piĂš umidi e con minore frequenza di gelo.
Anche la temperatura dei mesi estivi risulta inferiore di 1â2°C a quella della pianura in virtĂš della
maggior altitudine e del regime delle brezze, quindi lâestate è meno torrida e siccitosa rispetto alla
pianura, con un bilancio idrico conseguentemente meno negativo. Sotto il profilo pluviometrico
lâarea viticola del territorio piacentino viene classificata nel regime sublitoraneo appenninico, che si
caratterizza con una distribuzione di frequenza che presenta un massimo principale in autunno ed un
minimo principale in estate, nonchĂŠ un massimo secondario primaverile.
Le precipitazioni annuali vanno da un minimo di 700â800 mm nella fascia pedo collinare a circa
1.000â1.100 mm al limite dei 500â600 m di altitudine. In conclusione il clima della fascia collinare
si configura meno continentale e piĂš temperato rispetto a quello della pianura e della montagna e,
quindi, particolarmente adatto alla coltura della vite.
La difesa altimetrica della prima e media collina, situata indicativamente tra i 200 e i 500 m. di
altitudine, seppur ricompresa nel territorio a clima temperato sub continentale e a regime
pluviometro sub litoraneo appenninico, presenta una singolaritĂ climatica che la rende
particolarmente vocata ad ospitare la viticoltura di qualità . Questa fascia è collocata al di sopra dello
strato atmosferico interessato nel semestre freddo al fenomeno dellâinversione termica tipico della
pianura (i primi 100â200 m. s.l.m.) ed è pertanto mediamente soggetta a minori escursioni termiche
giornaliere ed annuali.
PoichĂŠ inoltre la temperatura media mensile dei mesi piĂš caldi risulta inferiore di 1â2°C a quella
della pianura in virtĂš della sua maggiore elevazione e del regime delle bozze, lâestate è mediamente
meno torrida e siccitosa con un bilancio idrico conseguentemente meno negativo.
In questâambito si collocano diversi vitigni tra i quali particolarmente importanti e unici della DOC
âColli Piacentiniâ.
Ă proprio su questi (Ortrugo, Malvasia di Candia aromatica, Barbera e Bonarda) che sono stati fatti
i rilievi e i controlli di maggiore interesse.
In particolare lâanalisi dei prelievi di uva effettuata su Ortrugo, Malvasia di Candia aromatica,
Bonarda e Barbera, ha portato alla costruzione di curve di maturazione che permettono di osservare
lâevoluzione nel tempo dei componenti acidici e zuccherini della bacca.
Con la continua ricerca, si tenta di affrontare lâargomento spinoso delle differenze comportamentali
che si verificano durante la maturazione in ecosistemi differenti, seguendo un itinerario di studio e
di comportamento il piĂš possibile integrato, pur perseguendo lâobbiettivo di dare risposte pratiche e
convincenti allâambiente viticolo circa lâindividuazione degli abiti ottimali per lâottenimento di uve
di qualitĂ .
Prese in considerazione sei distinte zone dei âColli Piacentiniâ (AVTâBVTâATâBVAâAVAâ
AVS), diversificate altimetricamente e controllando il comportamento dellâOrtrugo, Malvasia di
Candia aromatica, Barbera e Bonarda, si sono ottenute risposte interessanti. LâOrtrugo è un vitigno
che accumula molto zucchero ma, nel contempo, mostra la piĂš bassa aciditĂ , al contrario del
Barbera che raggiunge livelli acidi sempre elevati.
La disposizione termica della fascia dei territorio collinare âColli Piacentiniâ, utili per la coltura
della vite viene usualmente sintetizzata dagli indici bioclimatici di Winkler e di Huglin; lâindice di
Winkler in questa fascia oscilla tra 1500 e 1800°C con i valori piÚ alti in corrispondenza dei
versanti meridionali e delle altitudini inferiori, mentre lâindice di Huglin risulta compreso tra 1800°
e 2000°C circa; questo campo di variabilità degli indici corrisponde sperimentalmente alle
condizioni migliori di produzione di vitigni piacentini a bacca rossa, quali Barbera e Bonarda.
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La fascia altitudinale 200â450 m. s.l.m. del territorio centrale/orientale della provincia di Piacenza è
lâarea in cui lâindice assume i valori 1600â1700 e risulta centrale nella fascia altitudinale delimitata.
Nellâambito delle varie ricerche svolte è stato dimostrato infatti che per i vitigni controllati (Barbera
e Bonarda per il vino Gutturnio), a paritĂ degli altri fattori ambientali, esiste un optimum termico
per fertilitĂ delle gemme e per il grado zuccherino attorno a valori dellâindice di Winkler di 1600-â
1650 gradi giorno.
Per ottenere prodotti che si distinguono dal punto di vista qualitativo, molto importante è capire e
valutare la reazione che il vitigno ha con lâecosistema nel quale è inserito.
Determinante diventa lâottimizzazione del rapporto tra vitigno e ambiente, cioè la scelta delle
condizioni pedoclimatiche e colturali che consentono a quel vitigno di manifestare appieno le
proprie potenzialitĂ genetiche.
Lâanalisi dei risultati, ottenuti correlando fra loro lo studio dellâevoluzione della maturazione e
lâanalisi sensoriale, ha permesso di classificare i diversi ambienti geopedoclimatici sulla base della
interazione vitigno per ambiente a conferma delle capacitĂ intrinseche della varietĂ di rispondere in
modo differenziato ed estremamente preciso ai condizionamenti ambientali dimostrando di essere
uno strumento di monitoraggio ambientale piĂš sensibile rispetto ad una mera descrizione
dellâambiente per quanto sofisticata essa sia.
Per quanto riguarda lâaspetto geopedologico il territorio della collina piacentina, vista la presenza di
numerose valli, si presenta con una notevole variabilitĂ .
Infatti i dati riguardanti lâanalisi dei terreni evidenziano lâalto contenuto di argilla, con tessitura
fine, nei suoli localizzati in Val Tidone dove, peraltro, si riscontra una maggior ricchezza di K
rispetto ai suoli della Val DâArda e delle altre valli centrali della provincia.
In Val Nure e Val Trebbia la maggior parte dei terreni presenta una granulometria con prevalenza di
particelle limose con tessitura francoâlimosa; una piccola parte presenta una tessitura equilibrata, a
medio impasto, mentre unâaltra buona parte ha una tessitura argillosa. Il 45% dellâarea ha terreni
subacidi, il 45% è neutro, mentre il restante 5% è subalcalino.
Lâarea della Val Chero e della Val DâArda è caratterizzata da terreni molto eterogenei. Nel 10%
dellâarea abbiamo suoli argillosi (parte centrale), nel 65% sono presenti suoli a tessitura francoâ
limosa, nella rimanente parte (25%), verso sud sono presenti suoli a tessitura equilibrata o
grossolana (a medio impasto, franco sabbiosa e sabbiosa franco).
La forma di allevamento piÚ diffusa è quella a spalliera (Guyot doppio speronato) con
lâintroduzione, solamente nellâultimo decennio, di altre forme dâallevamento a cordone permanente.
Il sesto dâimpianto piĂš diffuso è quello di m. 2.20â2.50 tra le file e m. 2.00â2.50 sulla fila.
Nessuna frase di carattere sembra essere stata scritta proprio per la vitivinicoltura piacentina come
<<Bacchus amat colles>>.
Piacenza, nella storia della viticoltura nazionale, rappresenta un caso piĂš unico che raro,
racchiudendo nella sua origine, tradizione e vocazione tutti quegli elementi che ne fanno â senza
presunzione â il simbolo piĂš completo e piĂš vero dellâ<<Enotoria tellus>>. - fattori umani rilevanti per il legame
Piacenza da sempre produce vini ed il vino è coltura e tradizione; seppur influenze storiche, sociali,
di migrazione e culturali ne hanno fatto una provincia spesso involontariamente poco conosciuta e
relegata a figura comprimaria nella storia enologica italiana.
Piacenza è <<Terra di vini>> da epoche remote: hanno impiantato viti i paleoliguri, gli etruschi, i
romani; hanno fatto il vino dalle nostre parti i legionari latini, i galli, i celti.
Cultura Greca Etrusca
Ma lâorigine e la tradizione proviene ed è fondata sulle conoscenze greche: i viticoltori piacentini
hanno sempre allevato la vite in forma bassa con le <<carasse>> (<<vinae characatae>> di
Columella) sostenendo che <<è il palo che fa lâuva>>.
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Lâantica nobiltĂ dei vini piacentini è suffragata da tanti reperti e testimonianze uniche e
inconfutabili.
E con lâetĂ del ferro, al primo millennio a.C., che gli abitanti delle terre mare palafitticole vicino al
Po emigrarono verso le colline piacentine, fondando lâimportante centro culturale e termale di
Veleja e impiantando le prime viti.
Tra il IV e il II sec. a.C. popolazioni galliche scesero in pianura padana (Gallia Cisalpina) e vi
portarono le loro conoscenze vitivinicole, compreso un nuovo modo di conservare il vino e
trasportarlo: la botte di legno assai piĂš forte e robusta della terracotta.
Famoso nel mondo è il Fegato Etrusco: ritrovato nel 1877 a Settima di Gossolengo, datato II sec.
a.C., è un reperto bronzeo che riproduce lâorgano anatomico di un bovino e presenta diverse
iscrizioni fra cui quella del dio Fufluns, cioè unâ aruspice di abbondanza e di protezione, sia enoica
che salutare.
Gli etruschi erano colti, di carattere mite, il vino nei banchetti, rappresentava un elemento di
amicizia e di convivialitĂ , di uso parco non smodato: lâetrusco Saserna, il piĂš noto agricoltore in
terra piacentina, nel II sec. a.C. racconta che alla sua tavola si beveva il <<Kilkevetra>>, il vino di
bosco dellâAppennino piacentino.
Cultura Latina
Risalendo del buio di ere cosĂŹ remote, troviamo piĂš vaste e piĂš ricche documentazioni: i numerosi
cocci di vasi vinari affiorati in Val Trebbia e in Val Nure, la preziosa patera trovata nel tardo
ottocento sulle colline di Bicchignano; il bel vaso metallico decorato a sbalzo con tralci di vite e
grappoli dâuva, dissepolto a Veleja nel 1760.
I vini piacentini dovevano essere giĂ piĂš che famosi ai tempi dei romani.
Basta sfogliare i classici latini per scoprire, per esempio, che dei nostri vini parlava perfino
Cicerone quando nel Senato di Roma apostrofava il suo avversario e collega piacentino Pisone
(padre di Calpurnia, moglie di Giulio Cesare) accusandolo di bere calici troppo grandi di vino di
Piacenza. Eâ sicuramente di questo periodo storico, nel massimo splendore dellâImpero Romano, la
ricca forgiatura del primo grande bicchiere <<gutturnium>>.
Invece Licino Sestulo, che preferiva le lodi aperte alle frecciate polemiche, predicava nel Foro che
<<vinum merum placentium laetificat>> cioè che il vino schietto di Piacenza aiuta a rasserenare lo
spirito.
Vino dei Papi
CosĂŹ come amavano i nostri vini per <<lo gusto, et la prelibatezza>> gli Sforza, il Piccinino ed il
Colleoni.
Beveva vini piacentini anche papa Paolo III Farnese <<et anco ne mandava a pigliare - come scrive
in una sua memoria il dispensiere pontificio Sante Lancerio - anco se fosse a Ferrara et a
Bologna>>.
Tra un capolavoro e lâaltro, si ristorava con i vini dei Colli Piacentini addirittura anche il grande
Michelangelo, che li riceveva in botticelle (che poi il grande artista faceva travasare in fiaschi) dal
piacentino Giovanni Durante, un faccendiere al quale Buonarroti aveva affidato la riscossione delle
gabelle (circa 600 scudi dâoro allâanno) per i traghetti e lâuso del porto sul Po a Piacenza.
Il diritto a gabellare, Michelangelo lo aveva avuto da Papa Paolo III Farnese, finalmente nel 1535
come pagamento degli affreschi della Cappella Sistina.
Nella <<De Naturali Vinarum Historia>> di Andrea Bacci, edita esalta la qualitĂ dei nostri vini,
definendoli <<vina valida, synceriora ac multae laudis>>.
Vino dei Re
Il celebre generale piacentino conte Felice Gazzola li fece assaggiare a Carlo III di Spagna che
gustandoli con soddisfazione esclamò:<<Sono vini eccellenti! Mai ne bevvi di migliori in vita
mia>>.
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Invece Filippo V quasi li esigeva dal suo primo ministro, il piacentino cardinale Giulio Alberoni, il
quale li faceva giungere in Spagna in speciali fiasche, attraverso le valige diplomatiche in cui erano
stipati anche il formaggio grana ed i prelibati salumi piacentini.
Antichi documenti e cronache del tempo dimostrano che nella seconda metĂ del â600 i vini
piacentini erano esportati in Francia.
Vino di pregio
Nel 1987 lâOffice Internationale de la Vigne et du Vin ha insignito Piacenza dellâambito titolo di
âCittĂ Internazionale della Vite e del Vinoâ, un prestigioso blasone che riconosce lâalta qualitĂ e la
nobiltĂ dei nostri vini.
Il nome probabilmente deriva da Altrughe, Altrugo o Artrugo, nomi riportati nel bollettino
ampelografico pubblicato nel 1875 e fa riferimento ad un vitigno coltivato nel circondario locale.
Il primo autore che cita esplicitamente lâattuale termine è stato il Toni, nel 1927, quando
sottolineava â lâOrtrugo è incluso fra i â principalissimi â vitigni â bianchi da vino della Provincia di
Piacenza.; in un successivo elenco dei vitigni coltivati in Emilia-Romagna formulato da Domenico
Cavazza, il nome Ortrugo non compare: ciò fa presumere che per un certo numero di anni lâOrtrugo
abbia âcedutoâ il passo alle piĂš blasonate uve rosse.
B) informazioni sulla qualitĂ o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o
esclusivamente attribuibili allâambiente geografico
LâOrtrugo è coltivato quasi esclusivamente in provincia di Piacenza. I caratteri espressi dalla varietĂ
sono direttamente correlati alla geologia dei suoli, producendo una certa variabilitĂ tra i terreni
calcarei della Val Trebbia e quelli argillo-limosi della Val Tidone. Eâ un vitigno tardivo che si giova
delle temperature attive piuttosto elevate che caratterizzano il comprensorio collinare della collina
piacentina. Le uve riescono ad esprimere concentrazioni zuccherine ed un quadro aromatico tale da
rende i vini basi atti alla fermentazione per la produzione di âOrtrugo dei Colli Piacentiniâ o
âOrtrugo â Colli Piacentiniâ frizzante o spumante. Solamente in alcuni terreni del placenziano ed in
quelli a matrice calcarea lâOrtrugo esprime caratteri atti alla produzione di vini fermi secchi.
C) Descrizione dellâinterazione causale fra gli elementi della lettera A) e quelli della lettera B)
Lâinterazione Otrugo ambiente è nota ed è rilevata dai primi ampelografi ed agronomi piacentini. Il
prof. Pallastrelli, direttore della Cattedra Ambulante riportava questi aspetti dellââAgricoltura
piacentinaâ, nel 1908. LâOrtrugo esprime una media concentrazione zuccherina, di flavonoidi e di
sostanze aromatiche, salvo se posto in terreni molto poveri, di origine piĂš antica rispetto alle fertili
colline del Po.
I vini sono quindi tendenzialmente frizzanti, poveri di colore con lieve componente aromatica che li
rende particolarmente atti allâabbinamento a tavola.
Articolo 10
Riferimenti alla struttura di controllo
Nome e Indirizzo: VALORITALIA SRL , Via Piave 24, 00187 Roma
La SocietĂ Valoritalia è lâOrganismo di controllo autorizzato dal Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali, ai sensi dellâarticolo 64 della legge n. 238/2016, che effettua la verifica
annuale del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente allâarticolo 19, par.
1, 1° capoverso, lettera a) e c), ed allâarticolo 20 del Reg. UE n. 34/2019, per i prodotti beneficianti
della DOP, mediante una metodologia dei controlli combinata (sistematica ed a campione) nellâarco
dellâintera filiera produttiva (viticoltura, elaborazione, confezionamento), conformemente al citato
articolo 19, par. 1, 2° capoverso.
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In particolare, tale verifica è espletata nel rispetto di un predeterminato piano dei controlli,
approvato dal Ministero, conforme al modello approvato con il DM 2 agosto 2018, pubblicato nella
G.U. n. 253 del 30.10.2018.
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